Indipendenza finanziaria

Quanto serve
per smettere di lavorare.

Sto ancora accumulando, quindi qui non trovi un traguardo tagliato. Trovi il conto come l’ho capito io, con dentro la fiscalità italiana perché riguarda quasi tutti quelli che leggono, a che punto sono arrivato e quanto manca.

0% del traguardo

Aggiornato il 28 Settembre 2026

82,8% Tasso di risparmio Quanto di quello che entra non lo spendo.
2,8 Anni al traguardo Ai versamenti di oggi, senza contare i rendimenti.
63,5% In azioni Il resto fra obbligazioni, liquidità e quota congelata.
3,5% Prelievo di progetto La quota che uso nei conti che faccio.

Le domande che mi sono fatto.

Prima io mentre cercavo di capirci qualcosa, poi le stesse che mi arrivano via mail.

Cosa vuol dire FIRE, in pratica

Vuol dire avere un capitale investito abbastanza grande da coprire le spese di una vita senza dover più vendere il proprio tempo. Nella pratica il lavoro diventa una scelta: quasi tutti quelli che ci arrivano continuano a lavorare, su altro o con altri ritmi. La sigla sta per Financial Independence, Retire Early, e la seconda metà genera parecchi equivoci.

Quanto serve davvero

Il punto di partenza è le spese annue moltiplicate per venticinque, che equivale a prelevare il 4% del capitale ogni anno. In Italia il moltiplicatore va alzato per due motivi distinti: il bollo dello 0,2% si paga ogni anno su tutto il controvalore, anche stando fermi, e il 26% si paga sulla plusvalenza contenuta nelle quote che vendi per vivere. Con un prelievo del 3,5% il moltiplicatore diventa ventotto, e con la fiscalità dentro sale ancora. Il calcolatore qui sotto lo fa sul tuo caso.

Il 4% vale anche in Italia

Quella regola nasce da uno studio su portafogli americani, con la fiscalità americana e un orizzonte di trent’anni. Da noi cambiano tre cose: il bollo che erode il capitale ogni anno anche senza vendere, il 26% sulla plusvalenza al momento della vendita, e un orizzonte più lungo se smetti presto. Tre correzioni che spostano il numero parecchio.

Cosa succede se il mercato crolla il primo anno

È il rischio che frega più gente di qualunque altro, e ha un nome: rischio di sequenza. Due persone con lo stesso rendimento medio su vent’anni possono finire una ricca e una a zero, solo per l’ordine in cui i rendimenti sono arrivati. Chi smette di lavorare subito prima di un crollo vende quote al prezzo peggiore proprio quando ha bisogno di incassare. Si gestisce tenendo da parte due o tre anni di spese in liquidità e riducendo i prelievi negli anni brutti.

Serve avere la casa di proprietà

Serve avere le spese sotto controllo, e la casa di proprietà è uno dei modi per arrivarci. Toglie l’affitto dal conto e ci mette dentro tasse, manutenzione e un capitale immobilizzato che non rende e non si liquida in fretta. Va messa nel conto come qualsiasi altro investimento.

Cambia qualcosa se vivo all’estero

Cambia parecchio. Spostando la residenza fiscale fuori dall’Italia le imposte patrimoniali come bollo e IVAFE smettono di applicarsi, e se il paese dove vivi tassa su base territoriale i redditi prodotti altrove restano fuori. Nei conti vuol dire che il prelievo netto coincide con quello lordo, e il capitale che serve scende parecchio. Resta una decisione che si prende su dove e come vuoi vivere: i punti percentuali arrivano dopo, e da soli non giustificano un trasloco. Ci vuole anche una certa tolleranza per la burocrazia e per il fatto di non avere più una casa base.

Cos’è la simulazione Monte Carlo, e serve

Il conto normale assume che il mercato renda ogni anno la stessa cifra, per esempio il 5%. Non succede mai: rende 20 un anno, meno 30 quello dopo. Monte Carlo prende quella media e ci costruisce attorno migliaia di sequenze casuali, poi conta in quante di quelle i soldi arrivano fino in fondo. Il risultato è una percentuale di successo invece di una risposta secca.

Serve per una cosa sola, ed è importante: fa vedere quanto sono distanti fra loro gli scenari possibili, che il conto medio nasconde. Con lo stesso capitale di partenza puoi finire con due milioni o a zero, e la differenza è solo l’ordine in cui sono arrivati gli anni buoni.

Va però preso per quello che è. Il numero sembra scientifico ma dipende interamente da cosa gli metti dentro: cambia la volatilità di tre punti e la percentuale si sposta di parecchio. Estrae i rendimenti da una curva a campana, che sottostima i disastri veri e ignora il fatto che dopo i crolli i mercati tendono a rimbalzare. E soprattutto, nella versione base, assume che uno continui a prelevare la stessa cifra mentre il portafoglio si dimezza, cosa che nella realtà non fa nessuno. Per questo nella simulazione qui sopra c’è la spunta per tagliare le spese negli anni in perdita: quella singola casella sposta il risultato più di qualunque affinamento del modello.

Da freelance il piano funziona lo stesso

Funziona meglio sul lato entrate e peggio sul lato certezza. Un freelance può alzare il proprio reddito in un modo che un dipendente non può, e il tasso di risparmio conta più del rendimento nei primi dieci anni. Però non ha la tredicesima, non ha il TFR, e la pensione se la deve costruire da solo. Il piano regge, ma il cuscinetto deve essere più grande.

Come faccio il conto.

Tre numeri e una divisione. Poi ci sono i dettagli, che spostano il risultato parecchio.

1

Quanto spendi

Il traguardo si calcola sulle spese. Per anni ho guardato solo il fatturato, e mi ci è voluto un po’ per capire che contava molto di più sapere quanto mi costa vivere.

2

Quanto puoi prelevare

La percentuale che togli ogni anno senza consumare il capitale. Il numero che gira è il 4%, io nei miei conti uso il 3,5% perché mi fa stare più tranquillo, e mezzo punto di differenza vale diversi anni di lavoro.

3

Quanto ti prendono

Lo 0,2% di bollo ogni anno su tutto il controvalore, anche se non vendi niente, e il 26% sulla plusvalenza contenuta nelle quote che vendi per vivere. Sono due prelievi diversi, e insieme pesano più di quanto sembri: un prelievo del 3,5% in pratica diventa 2,8%, e il capitale che serve sale di un quarto.

Capitale che ti serve = spese annue ÷ tasso di prelievo netto

Fai il tuo conto.

È lo stesso conto che faccio per me, messo in una pagina. Metti i tuoi numeri: il calcolo gira nel tuo browser e non viene salvato da nessuna parte.

– anni al traguardo
Ti serve un capitale di
–
Tasso di risparmio implicito
–
Prelievo effettivo, tasse dentro
–

Rendimento reale ipotizzato al 5% l’anno, già al netto dell’inflazione. La proiezione usa una media costante, mentre il mercato arriva in sequenza: gli anni brutti all’inizio pesano molto più degli stessi anni brutti alla fine. Per quello c’è la scheda accanto.

Da dove cominciare.

Li ho messi in ordine di lettura. Se parti da zero come partivo io, comincia dal primo.

Sul perché qui trovi percentuali e non euro. I numeri che pubblico sono tutti relativi, per scelta: una percentuale la puoi confrontare con la tua, e un patrimonio pubblicato non si toglie più.

E sul resto. Non sono un consulente finanziario, non vendo prodotti di investimento e non ho nessuna qualifica per dirti cosa fare dei tuoi soldi. Quello che leggi è come ragiono sui miei, sbagli compresi. Prima di muovere i tuoi, rifatti i conti da solo.